zia yetta tata

Quante risate ci ha strappato Ann Morgan Guilbert, la Zia Yetta della famosa serie TV “La Tata”?  In Italia era la zia dall’acconciatura improbabile, dalle giacche “sbrilluccicose” e con gli occhiali delle lenti a fondo di bottiglia. Personaggio indimenticabile, poco politically correct, spesso con la sigaretta fra le dita e molto disinibita. Quasi sempre stralunata, con le sue risposte spicciole e senza misure strappava sempre una risata.

La notizia della morte a 87 anni, a causa di una grave malattia, è stata data dalla figlia.

I commenti di Tata Francesca

Immediato il commento via Twitter di  Fran Drescher, Tata Francesca nella serie:

“Mi sento così triste per Annie. Lei era brillante come (nonna) Yetta. Era una donna così dolce“.

Zia Yetta, Tata Francesca e Zia Assunta

Ed ancora:

“Nonna Yetta ti amo”

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Non è un errore: nella versione orginale Ann Morgan Guilbert interpreta la nonna di Tata Francesca. L’adattamento italiano l’ha trasformata in “Zia Yetta”.

Ann Morgan Guilbert era nata a Minneapolis, in Minnesota, nel 1928 e ha iniziato la sua carriera nel mondo dello spettacolo nel varietà musicale Billy Barnes Revues.

Nonostante la lunga attività in teatro, l’attrice ha conosciuto la grande popolarità solo nel 1961, quando è entrata nel cast di The Dick Van Dyke Show. Nella celebre serie TV americana, ha interpretato per cinque stagioni (fino al 1966) Millie Helper, la migliore amica della protagonista, Laura Petrie, che aveva il volto di Mary Tyler Moore.

A volte il destino è strano

Ann Morgan Guilbert si è spenta a breve distanza da Alina Moradei, sua doppiatrice e storica voce della Signora in Giallo.

In fondo tutti avremmo voluto una zia Yetta in casa. Per questo ci mancherà molto.

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Una famiglia in crisi decide di andare in vacanza sulla neve alla ricerca della Première Étoile, la prima stella. La mamma però rimane a casa con l’obiettivo di responsabilizzare il padre più interessato alle corse dei cavalli che a trovare un lavoro qualsiasi per sbarcare il lunario. Partono in 5: padre, 3 figli e nonna con una macchina presa in prestito e senza catene e equipaggiamento da sci rimediato e una casa in affitto da saldare al più presto, ma i soldi non ci sono più.

Film evento 2009 in Francia con 16 milioni di Euro di incassi ed oltre 3 milioni di spettatori girato a Les Gets, Alta Savoia.

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Un piccolo topo, Rémy, con la passione della gastronomia si ritrova a Parigi nel ristorante di Gusteau, suo idolo di cucina recentemente scomprso, e diventa suo malgrado mentore del figlio segreto di lui, Linguini, che, malgrado cotanto padre, non ha passione alcuna per i fornelli. Sullo sfondo: una colonia di topi sempre affamata, il fantasma di Gusteau, il braccio destro di Gusteau un cuoco avido e piccolo al quale calza perfettamente il monologo finale del Signor Shunderson ne La Gente Mormora, un critico gastronomico feroce e con un nome che da solo la dice tutta sul personaggio, Ego, e un copy da campagna elettorale che ci accompagna sin dai primissimi fotogrammi “Chiunque può cucinare“.

La fine è educativa perché vuole counicare un messaggio: cucina o non cucina, se c’è passione e determinazione, il successo è a portata di mano. Il sogno americano con Ratatouille si vive sotto la torre Eiffel.

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Harold è un diciottenne con manie suicide, Maude una quasi ottantenne amante dei colori e della vita. Si incontrano guarda caso a un funerale, diventano amici, e qualcosa di più. Forse è uno dei primissimi film che vede una relazione fra una donna molto anziana e un maggiorenne: delicato, gotico, nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti per essere “culturally, historically or aesthetically significant”.

Harold è di fatto ancora oggi prigioniero del suo personaggio, perché di fatto dopo il boom anni ’70 derivato dal successo del film non ha avuto ruoli di analoga potenza evocativa. Maude ve la ricorderete in un meraviglioso episodio di Colombo (Prova a Prendermi, settima stagioni, episodio 1). Morì per un attacco di cuore a 88 anni. Chi la conobbe ricorda che era una donna piena di gioia di vivere che la rendeva di fatto senza età. Read More

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C’è Posta è il remake di un famosissimo successo degli anni ’40 di Ernst Lubitsch Scrivimi fermo posta con James Stewart e Margaret Sullavan. I protagonisti di questa versione non usano carta e penna, ma chat-room e tastiera e come i loro antesignani si amano virtualmente e si detestano dal vivo. Il grande magazzino degli articoli da regalo, terreno delle scaramucce di James Stewart e Margaret Sullavan, è stato sostituito da una piccola libreria per bambini (il negozio di lei) e una megalibreria schiacciasassi (la catena industriale di lui). Si scrivono e si piacciono, si incontrano e quasi quasi si piacciono ancora senza riconoscersi come amici di penna sino a quando non scoprono le rispettive professioni e i rispettivi fidanzati.

Le regole dal capitalismo Made in US vengono applicate: il grande mangia il piccolo e la megalibreria fagocita la piccola libreria indipendente. Anche le regole del film rosa a lieto fine: lui e lei si incontrano e si scoprono per quello che sono: innamorati da sempre. Read More